FEMMINICIDIO

mercoledì 11 febbraio 2009

CONTRO LA CULTURA DELLO STUPRO

Maschi, italiani, la vera emergenza siete voi che legittimate e riproducete la cultura dello stupro.

di Barbara Spinelli

A seguire l’ennesimo stupro, immancabilmente i politici e i notabili di turno si sentono in dovere di ripristinare l’equilibrio violato: da bravi patriarchi tuonano nei microfoni e sulle pagine di giornali, promettendoci sicurezza e che giustizia sarà fatta, che ci proteggeranno. Una logica subdola, che paradossalmente rimarca quegli stessi istinti alla base dello stupro: la folle idea che il maschio possa “dominare” sul corpo della donna, farne oggetto delle proprie volontà, mero strumento per la realizzazione dei propri desideri….erotici, ma anche politici (vedasi le dichiarazioni di Berlusconi, sul corpo di Eluana che…può anche riprodurre!).
L’immaginario collettivo sulla violenza sessuale costruito da politici e giornalisti ci propone una donna vittima e un aggressore “mostro” figlio di una barbara cultura, oppure, più raramente, un uomo “normale”, “di buona famiglia”, trasformatosi in mostro in preda ai fumi dell’alcol o della droga. Così i giornali li raccontano, così i criminali sessuali sono entrati nell’immaginario collettivo.
Il discorso pubblico sulla violenza sessuale degli uomini sulle donne è mistificatorio. L’obbiettivo è deviare l’attenzione: o sul presunto bisogno di protezione della donna, o sulla necessità di “lotta ai non luoghi della città” -seguendo le affermazioni di Zingaretti sui fatti di Guidonia-.
La risposta politica è più sicurezza, maggiore controllo del territorio.
Questo approccio è devastante: cancella l’aggressore “in quanto uomo”, cancella la realtà statistica che conferma che la maggior parte degli stupri, delle molestie, delle violenze fisiche e psicologiche, avviene tra le mura domestiche, per mano di coniugi, amici, parenti. Perché questo ci insegna la cronaca delle ultime settimane: se è il rumeno o l’extracomunitario a stuprare ha commesso un crimine e quindi va punito ed espulso; se invece è lo stimato professore di scuola media ad avere abusato sessualmente di una sua allieva, può riservarsi di non rispondere al Gip ed alle “accuse” della ragazza che trova il coraggio di denunciare; se è il ragazzino di una “famiglia perbene”, annebbiato dai fumi di alcool e droga, la vittima lo vuole pure conoscere, lo possiamo perdonare.
In questa isterica rappresentazione collettiva in chiave tragica del dramma dello stupro, sfuma la figura dell’aggressore, maschio, e la lucidità della sua scelta criminale predatoria, per lasciare spazio alla ferocia di un mostro straniero, tossico, alcolizzato, con disagi psicologici, con problemi esistenziali. Rappresentato il dramma, la ricerca del lieto fine ce la offrono politici e opinion man nostrani e di buona volontà, che fanno a gara per mettere a suo agio la vittima di turno, per offrirle un lavoro precario da due lire per tirare avanti, e per tranquillizzare le altre donne spaventate promettendo vigorosi militari a guardia delle strade e sguinzagliati in giro alla ricerca di nomadi e clandestini. Il tutto, mentre l’opposizione punta il dito evidenziando, nonostante la destra al Governo, il “crescere dell’insicurezza”.
E’ chiaro che se la storia puntualmente viene costruita lasciando nella penombra la donna, nella parte della vittima che piange sulla sua disgrazia, e puntando i fari sul protagonista cattivo, lo straniero, e l’eroe buono, il politico-poliziotto italiano che, a stupro compiuto, arriva a gestire la situazione e ripristinare l’ordine, la morale è una scontata richiesta di tolleranza zero e controllo sociale. Si innesca una reazione pubblica di xenofobia e intolleranza nei confronti di clandestini e stranieri, la violenza sulle donne diventa un problema di ordine pubblico, e viene raccontata e condannata solo nel momento in cui si consuma in luoghi aperti e per mano di estranei malintenzionati.
Diventa in questo modo impossibile una riflessione collettiva contro la violenza sulle donne come problema culturale, e addirittura la rappresentazione del problema della violenza sulle donne in termini di “rischio di stupro da parte di estranei in luoghi insicuri” riesce a creare più allarme sociale delle statistiche, che invece rappresentano come rischio dominante quello di violenza in famiglia e molestie sessuali da parte di partner, parenti e conoscenti.
Così, mentre le donne silenziosamente continuano a convivere con traumi domestici quotidiani, a subire ricatti sessuali sul lavoro e ammiccamenti osceni per strada, la stampa e i politici continuano a parlare di mostri.
Come se lo stupro, in casa o per strada, non fosse frutto di una cultura patriarcale, pornograficamente fallocentrica, che vuole la donna disponibile, oggetto sessuale che sorride ammiccante dai grandi cartelloni pubblicitari sulle strade, dalle riviste dei giornali, dai reality, dal Parlamento, sempre disponibile a ruoli servili, gratis in casa e sottopagate fuori.
In Italia stuprare una donna è reato, ma la “cultura dello stupro” non solo è moralmente lecita, soprattutto è socialmente e simbolicamente dominante.
Incombe dai megacartelloni pubblicitari della Relish, pesa come un macigno nelle battute di Berlusconi, da quella sulle precarie che vorrebbe sposate a suo figlio, a quella delle belle donne con il soldato di scorta, a quella – forse involontaria ma non per questo meno inquietante- sulle capacità riproduttive di Eluana, corpo vuoto vincolato a una mera funzione biologica, che solo per stupro potrebbe dare vita.
Vince anche economicamente, la cultura dello stupro, aumentando le tirature dei giornali che si perdono nel disquisire su seni rifatti e propongono nei loro siti fotogallery di donne da calendario.
Forse non è questa la vera emergenza, il monopolio maschile del discorso pubblico, l’accondiscendenza collettiva al gioco perverso degli ammiccamenti fallocratici di vecchi tombeur de femmes, il silenzio collettivo degli uomini “normali” sulle loro responsabilità, l’incapacità di cogliere che la matrice dello stupro sta proprio nel sessismo, in una cultura che esclude dalla soggettività politica le donne e le relega al ruolo passivo di sedotte e seduttrici, donne per bene e donne male, destinatarie in ogni caso di politiche di controllo sociale volte alla disciplina del loro utero, sia esso come strumento di maschio piacere o come strumento di maschia preservazione della specie?
L’interesse marginale (o la non menzione) che la stampa nazionale riserva alle notizie di “normali” anziani cittadini italiani che stuprano le badanti, “normali” professori italiani che stuprano le alunne, “normali” figli italiani che uccidono madre e sorella, “normali” zii italiani che stuprano le figlie della sorella con cui viveva in casa, (giusto per citare notizie pure di questi giorni) ci dimostra che la “normalità” dello stupro –confermata dalle statistiche, ripeto- è un tabù.
E questo silenzio assordante, questa rimozione del problema, è essa stessa un femminicidio simbolico, politico, ideologico, che si ripete ad ogni atto di violenza di un uomo sulla donna, e si rinvigorisce attraverso provvedimenti, leggi e sentenze che di questa stessa cultura si nutrono, giustificandola e riproducendola.
Siamo un Paese governato da maschi ipocriti e moralisti, donne asservite alle logiche dominanti, dove governati e governate sono silenti.
E’ questo silenzio ipocrita e moralista che consente il femminicidio, perché legittima la cultura familista e quella dei cinepanettoni, impedisce lo stanziamento di fondi per politiche di promozione dei diritti delle donne, di informazione e ausilio per scappare dalla violenza, e favorisce invece politiche securitarie, di controllo e gestione maschile del territorio, della sessualità, della maternità, della produttività lavorativa stessa delle donne, depotenziandone il ruolo, marginalizzandone il pensiero, impedendone l’effettiva autodeterminazione ed il protagonismo politico e culturale.
E’ un femminicidio perché la quotidiana discriminazione di donne e lesbiche continua nell’impunità collettiva, tacitamente accettata, culturalmente favorita.
Se il maschio italiano non si interroga sulle proprie responsabilità e non si ripensa nella sua umanità, dismettendo le logiche di dominio patriarcale fino ad oggi fatte sue, questa sì rappresenta una vera emergenza.
Se noi donne e lesbiche continuiamo a tacere su questo, la normalità dell’emergenza ci seppellirà, “in quanto donne”.

15 commenti:

wonderely ha detto...

Molto bello questo articolo!
Convidivio tutto!
Mi piacerebbe poterlo pubblicare anche da me! :)
Ciao

wonderely ha detto...

Errata corrige: Condivido*
Studio troppo, ho i neuroni fusi :D
RiCiao ^^

Anonimo ha detto...

CONTRO CULTURA STUPRO
Maschio italiano vera emergenza legittima riproduzione cultura stupro.

Ennesimo stupro no mancare politico notabile sentire dovere ripristinare equilibrio stato violare: bravo padre tuonare microfono pagina giornale, promettere sicurezza giustizia proteggere.

Logica subdola paradosso rimarcare istinto base stupro: folle idea maschio potere “dominare” corpo donna, fare oggetto propria volontà, mero strumento realizzare proprio desiderio erotico, politico (vedere dichiarazione Berlusconi, corpo Eluana potere riproduzione!).

Immagine collettivo violenza sesso costruire politico giornalista propone donna vittima aggressore “mostro” figlio barbara cultura, raramente, uomo “normale”, “buona famiglia”, trasformare mostro preda alcol droga.

Giornale raccontare criminale sesso entrare immaginario collettivo.
Discorso pubblico violenza sesso uomo donna mistificare.
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Approccio devastare: cancellare aggressore “uomo”, cancellare realtà statistica confermare maggioranza stupro, molestia, violenza fisica psicologica, avvenire mura-domestica, mano coniuge, amico, parente.
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Isterica rappresentazione collettiva chiave tragedia dramma stupro, sfumare figura aggressore, maschio, lucida scelta criminale predatore, lasciare spazio feroce mostro straniero...
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Impossibile riflessione collettiva contro violenza donna problema cultura rappresentare problema violenza donna “rischio stupro estraneo luogo insicuro” riuscire creare maggiore allarme sociale statistica, invece rappresentare rischio dominante violenza famiglia molestia sessuale parte partner, parente conoscente.

Donna silenzio continuare convivere trauma domestico quotidiano, subire ricatto sesso lavoro ammiccare osceno strada, stampa politico continuare parlare mostro.

Stupro, casa strada, frutto cultura padre, pornografico fallocentrico, volere disporre donna, oggetto sessuale sorridere ammiccare grande cartellone pubblicitario strada, rivista giornale,reality, Parlamento, disponibile ruolo servile, gratis casa sottopagata fuori
Italia stuprare donna essere reato, (pero') “cultura stupro” essere moralmente lecita, socialmente simbolicamente dominante.

Incombere megacartelloni pubblicita Relish, pesare macigno battuta Berlusconi, precaria volere sposare suo figlio, bella donna soldato scorta, capacità riproduttiva Eluana, corpo vuoto vincolare mera funzione biologica, solo stupro potere dare vita.

No essere questa vera emergenza, monopolio maschio discorso pubblico, accondiscendenza collettiva gioco perverso ammiccare fallo vecchio "tombeur de femmes", silenzio collettivo uomo “normale” sua responsabilità, incapacità cogliere matrice stupro essere sesso, cultura escludere soggettività politica donna relegare ruolo passivo sedurre, donna buona donne cattiva, destinataria politica controllo sociale disciplina loro utero, strumento piacere maschio strumento maschia preservazione specie?

Interesse marginale stampa nazione riservare notizia “normale” anziano cittadino italiano stuprare badante, “normale” professore italiano stuprare alunna, “normale” figlio italiano uccidere madre sorella, “normale” zio italiano stuprare figlia sorella vivere casa dimostrare “normalità” stupro essere tabù.

Silenzio assordante rimozione problema, essere omicidio femmina simbolico, politico, ideologico, ripetere violenza uomo donna, rinvigorire provvedimento, legge sentenza cultura nutrire, giustificare riprodurre.
Essere Paese governare maschio ipocrita moralista, asservire donna logica dominante, governate silenzio.

Silenzio ipocrita moralista consentire omicidio femmina, legittimare cultura famiglia, impedire stanziamento fondi politica promozione diritto donna, informazione ausilio scappare violenza, favorire invece politica sicurezza, controllo gestione maschio territorio, sessualità, maternità, produzione lavoro donna, depotenziare ruolo, marginalizzare pensiero, impedire autodeterminazione protagonismo politico cultura.

Omicidio donna quotidiana discriminazione donna lesbica continuare impunità collettiva, accettara silenzio, cultura favorire.
Maschio italiano no interrogare propria responsabilità no ripensare sua umanità, dismettere sua logica dominio , questa rappresenta vera emergenza.
Donna lesbica continuare tacere, normalità emergenza seppellire “donna”.

Animus

Giubizza ha detto...

Ma quanto odio e quanto veleno c'è in testi come questi. Si sostiene il solito schemino della donna povera vittima innocente e dell'uomo stupratore e si trascurano tantissime variabili. Per esempio quali prove sono necessarie per stabilire che c'è stato stupro, molestia o qualsivoglia reato sessuale? La parola della donna? La donna non mente mai, certo.
Io credo che bisognerebbe uscire da questi schemi paraculi femministi e ottusi e iniziare a guardare meglio in faccia la realtà: questa cultura antistupro dilagante non fa altro che degradare ulteriormente i rapporti umani e i rapporti uomo-donna in particolare. Questa stuprofobia non fa altro che castrare gli uomini. Eppoi le donne si lamentano "Non ci sono più gli uomini di una volta"! Eccerto, prima tagliate loro le palle e poi pretendete che si comportino da uomini, quando vi fa comodo...

Giubizza ha detto...

Ma poi come si fanno a sostenere certe corbellerie tipo che i professori stuprano le alunne, che la maggior parte delle violenze avviene tra le mura domestiche e coglioanggini varie? Su che basi si fanno queste affermazioni? Sugli articoli di Novella 2000 forse?

Giubizza ha detto...

Io dico comunque che le donne stuprate in Italia sono 400 o 500 milioni, mentre in tutto il mondo sono 700 o 800 miliardi...

Barbara Spinelli ha detto...

Giubizza,
le affermazioni che io faccio e i dati che io espongo sono quelli ISTAT, quelli delle ricerche criminologiche, quelli dei centri antiviolenza in Italia e nel mondo.

La violenza degli uomini sulle donne, in casa, uccide più del cancro e più della mafia.

Non c'è odio nei miei testi, solo volontà di analisi e di modificare la realtà, per un rispetto adeguato tra generi: uomini verso donne, donne verso uomini, uomini verso lesbiche, gay ecc.

Ancora: il problema non è se tutte le donne dicano la verità.
il problema è perchè quando ci sono prove effettive che la donna dica la verità pure continua a non essere creduta e a non trovare adeguata tutela.
Questo il vero problema.

poggy ha detto...

Giubizza, se il fatto che ci sia una cultura contraria allo stupro ti sembra una cosa negativa... scusami ma questo invalida tutto il ragionamento che hai tentato (?) di fare. E anzi prova ancora di più che Barbara ha ragione da vendere.

wonderely ha detto...

Giubizza non è informato su niente e parla, parla, parla...
Sono coglionaggini i dati ISTAT e quelli forniti dai centri antiviolenza che aiutano le donne in difficoltà? Sono coglionaggini?
Oppure sono coglionaggini le parole espresse da persone che ignorano fatti e statistiche e si divertono ad aprire la bocca perché non hanno niente di meglio da fare?

Nessuno sta dicendo che le donne dicano sempre la verità. Il vero problema, Giubizza, è che di donne violentate ne ho conosciute parecchie e mai una che mi abbia detto: "sì, quello che mi ha stuprato è in galera". No, no, sono tutti fuori a divertirsi e le vittime a casa a struggersi, perché tu non ti immagini nemmeno quanto stanno male nel sapere che chi gli ha fatto del male non pagherà mai per l'orrendo crimine che ha commesso. Non sai cosa significa sentirsi lacerare l'anima e vedere giudici impassibili concedere gli arresti domiciliari o poliziotti con il sorrisetto beffardo sulla faccia che pensano "e che palle un'altra". Non sai cosa vuol dire lottare duramente contro tutto e tutti per essere credute e infine essere sempre e comunque bollate come puttane.

No, tu questo non lo sai e ti riempi la bocca di fesserie. Mamma mia, quanto ti piace dire fesserie.
E quello che dà più fastidio alla gente come te è sapere che le donne non ci stanno più ad essere trattate così e giustamente si ribellano. é questo che vi dà così fastidio...che ora qualcuno denuncia le malefatte di uomini stupratori e assassini che fino a pochi anni fa venivano giustificati persino dalla legge.

Infine una piccola considerazione matematica: in Italia le donne stuprate sono di meno rispetto a quelle di tutto il mondo, perché in Italia le donne sono 30 milioni, in tutto il mondo ce ne sono 3 miliardi...sai com'è...se la matematica non è un'opinione...
e poi anche solo una donna stuprata è una vergogna! Non bisogna aspettare che si arrivi a bollettini di guerra per cominciare a fare qualcosa.

Sei tu in questo momento che stai buttando fango sul genere maschile, non questo articolo.

Saluti.

Giubizza ha detto...

Secono i "dati" ufficiali in Italia 14 milioni di donne subirebbero violenza. 14 milioni di donne sono più della metà delle donne adulte italiane. Quante donne ciaccate vedete per strada? Io manco una!
Mi permetto quindi di dubitare seriamente riguardo le statistiche riportate.

Giubizza ha detto...

Del resto se tali "statistiche" contano anche qualche schiaffone che una ragazzina di 14 anni riceve dal padre perché si è ritirata alle due di notte ci credo che i dati siano alquanto gonfiati. Ma se contiamo gli schiaffi allora bisognerebbe redigere anche delle statistiche su quelli che le donne danno agli uomini e in tal caso si parlerebbe di maschicidio?
Sinceramente io trovo queste paranoie femministe a dir poco ridicole. Le principali vittime della violenza sono di sesso maschile eppure invece di parlare di violenza IN genere si parla di violenza DI genere, come se le donne fossero sempre le povere vittime designate di una società violenta. E' ovvio che la maggior parte delle violenze sia da parte soprattutto degli uomini (soprattutto verso altri uomini e non verso le donne) in quanto è ovvio che le donne hanno maggiori limiti fisici per poter essere violente verso gli uomini e lo sono per lo più verso i bambini, infatti. Perché non parlare anche dei non pochi infanticidi da parte femminile?
Mah!

Giubizza ha detto...

E concludo dicendo che siete voi che parlate a vanvera e gettate fango non solo sul genere maschile, ma anche su quello femminile. Finitela di fare le vittime una volta per tutte!

Giubizza ha detto...

In ogni caso le donne stuprate in Italia sono 400 o 500 milioni, nel mondo saranno 700 o 800 miliardi.
Ma non vi viene il sospetto che i dati riportati dai mitici centri "antiviolenza" siano alquanto faziosi e truccati? E' un po' come ritenere Don Benzi una fonte attendibile in materia di prostituzione. Qualcosa mi dice che ha dei particolari interessi a truccare un po' i dati...
Ma poi sapete come vengono fatte queste "ricerche"? Quali sono i criteri, dei questionari? E quali domande riportano?
Secondo me prendete solo dei dati che vi fanno comodo e li riportate acriticamente per suffragare la vostra assurda crociata vittimista, sessita e razzista.
Ma per favore eh, fate proprio ridere i polli!

Giubizza ha detto...

PS: ma poi i vostri "dati" tengono conto del fatto che per i reati verso il sacro sesso femminile esiste l'incostituzionale inversione dell'onoere della prova? Una qualunque tizia può denunciare il marito, il fidanzato, il fratello, il figlio, un amico, un conoscente o uno sconosciuto e gli rovina la vita in quanto è l'uomo che dovrebbe provare che per la mente della "vittima" non c'è stata violenza. Queste contorsioni giuridiche le conoscete e vi interessano?
Nooooooooo, le donne sono povere vittimelle sincere a prescindere e gli uomini bugiardoni porci maniaci e cattivoni per natura, vero?
Quanti degli uomini accusati di violenza contro una donna sono innocenti? Sia i giudici che i vostri "dati satatistici" se ne fregano altamente di questi problemi.

Barbara Spinelli ha detto...

Giubizza,
a causa tua ho scelto di moderare i post, percfhè non voglio il mio blog dienti una bacheca per insulti e banalità che già trovano abbondante spazio nel resto della stampa.

Tu sputi veleno e banalità, io fornisco dati e li analizzo.

Non rispondo alle tue banalità, ma se solo ti limiti a verificare i dati Onu o del Consiglio d'Europa, i dati li trovi da parte di organizzazioni trasnazionali e certo non femministe per definizione.

Così come, informandoti, capiresti il concetto di discriminazione, azioni positive, violenza "gender based".

Se neghi l'esistenza del sessismo, dovresti pure negare quella del razzismo.
Ma d'altronde, è difficile cogliere la discriminazion per te, uomo e bianco, soggetto politico pieno, portatore di tutti i diritti che lo Stato riconosce.

Io evidenzio che il diritto non è imparziale, ma è parziale nella sua applicazine e spesso anche nella sua formazione, e lesivo dei diritt umani delle donne e lesbiche.
Non sono maschicida, sono per reaizoni dignitose tra i generi.
Ho un compagno sensibilissimo, rispetto gli uomini in quanto persone. Peccato che ancora lo stesso da parte i molti uomini e della società stessa non avvenga nei confronti delle donne.

Per questo, quando scriverai on cognizione d causa pubblicherò e risponderò ai tuoi post, altrimenti qui non trovi vetrina.